BREVE STORIA DELLA LETTERATURA ROSA. INTERVISTA ALLA GIORNALISTA PATRIZIA VIOLI

di Laura Bonelli

Il rosa piace perché è analgesico: rassicura, semplifica la realtà, fa sognare e sperare che i problemi alla fine si aggiusteranno.

(dall’introduzione di Breve storia della letteratura rosa)

Un piccolo saggio piacevolissimo che esplora un genere letterario amato in tutto il mondo. Breve storia della letteratura rosa di Patrizia Violi (Graphe.it) ripercorre le tappe di questo filone dal 1700 ad oggi attraverso le autrici che l’hanno reso celebre. Liala, Brunella Gasperini fino ad arrivare al fenomeno chick lit, alle struggenti passioni di Bella in Twilight o alla storia d’amore travestita da romanzo erotico come la trilogia delle Cinquanta sfumature.

 

Patrizia-Violi (1)

 

Come nasce l’idea di un saggio sulla letteratura rosa?

La mia curiosità nasce essenzialmente da due ragioni. La prima, più personale e istintiva, dal ricordo di mia madre, che aveva un’indole romantica: da piccola invece delle favole mi raccontava gli amori di Hollywood. L’altro aspetto, più serio, dal fatto che questo tipo di letteratura fornisce una chiara fotografia della condizione femminile attraverso gli anni. Quindi può essere considerata un’accurata lente sociologica.

 

La letteratura rosa che parte rappresenta dell’universo femminile?

Penso che, nel bene e nel male, rappresenti una parte molto consistente nell’universo femminile. Infatti, negli ultimi duecento anni, le storie raccontate nei romanzi rosa sono state una trasposizione abbastanza accurata di ciò che è successo nella vita delle donne. Nell’800 quando l’unica ambizione era rappresentata dal matrimonio, le trame dei romanzi erano basate proprio sul cammino della protagonista verso questo obiettivo. All’inizio del 900 ci sono state anche, con i romanzi di Carolina Invernizio, le prime rivendicazioni sociali. Poi nel Ventennio fascista, la figura della donna, sottomessa e madre, non faceva vendere molto, così sono arrivate le storie più trasgressive di Mura e poi Liala che rivendicavano una femminilità consapevole. Insomma, raccontare l’amore vuol dire anche svelare la realtà anche se con una lente deformata dal sentimentalismo. La chick lit è stata poi un fenomeno post-femminista dove finalmente le protagoniste non erano più bellezze perfette ma donne vere con tutte le loro problematiche.

 

LIALA

 

Quali sono secondo te le autrici più interessanti di questo genere?

Mi avevano divertito le prime autrici di chick lit, come Helen Fielding di Bridget Jones e Candance Bushnell di Sex and the city, i loro romanzi usciti nel 1996 e 97 erano piuttosto rivoluzionari per il periodo. Poi le idee sono state diluite, adattate e rese più banali per film e serie televisive. Un’altra autrice molto avanti rispetto ai tempi, negli anni 60-70, è stata Brunella Gasperini. E poi facendo ricerche per il libro ho conosciuto meglio Carolina Invernizio, anche lei dotata di una certa genialità nell’inserire sfumature gotiche nei suoi romanzi.

 

CAROLINA INVERNIZIO

 

Al di là degli aspetti sociali ovviamente diversi, trovi che le storie raccontate due secoli fa si differenzino molto da quelle attuali?

Il segreto del rosa è proprio quello di basarsi sempre sul medesimo canovaccio. Lo schema della storia è sempre il medesimo: la protagonista un po’ inetta si innamora di un lui, irraggiungibile per varie ragioni, dopo vari conflitti e ostacoli alla fine l’amore trionfa. È successo a Cenerentola e proprio uguale anche a Bella di Twilight e a Tessa di After. Nel rosa la ricetta è una e bisogna seguirla!

 

Immaginando il futuro pensi che questo genere letterario continuerà ad avere successo?

Penso che questo genere letterario continuerà ad affascinare perché è camaleontico, capace di trasformarsi a seconda dei tempi. Poi continuerà a piacere perché c’è un patto implicito che si istaura fra chi scrive questo tipo di romanzi e il lettore. Lo schema non può cambiare e il finale deve sempre essere lieto. Tante possono essere le varianti di ambientazioni e genere, ma la trama deve contenere gli stessi elementi. Questo perché la routine è rassicurante. Il grande pregio del rosa è di essere analgesico, creare ottimismo. Convincere che alla fine tutto si aggiusterà.

 

Patrizia-Violi

Patrizia Violi


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