UN TEMPO ASSENTE DI MOKA. Intervista alla poetessa Monica Zanon.

di Laura Bonelli

La nuova raccolta di poesie di Monica Moka Zanon Un tempo assente (Le Mezzalane editore) è caratterizzata da una velata malinconia autunnale. Velata perchè i versi, in realtà, richiamano alla primavera, alla natura, all’infanzia… Ma traspare quasi un sottotesto, una sensazione che proviene dalla scelta delle parole che tramette in modo non razionale il senso del tempo assente. E’ qualcosa che non c’è più, che c’è stato, che non si realizza come vorremmo. L’assenza è uno spazio vuoto che cerca di essere riempito, è lo spazio della pazienza…

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Qual è il tuo tempo assente?

Per me un tempo assente è un luogo: il sogno che svela le ombre, il dialogo continuo con la poesia, la mia amica selvatica. Un tempo assente è un luogo: il tempio dei sensi e delle intuizioni, delle anime che si mostrano. Un tempo assente è un luogo: il silenzio, il diario della memoria. Un tempo assente è un luogo: il Lago. Un tempo assente è quel luogo in cui il tempo non scorre. Un tempo assente è la ricerca continua del compimento della vita (e della morte) non attraverso il tempo, ma attraverso la sua assenza, attraverso la poesia.

Questa raccolta di poesia è caratterizzata da numerosi richiami alla natura. Cosa significa per te?

Essere figlia di agricoltori credo abbia influito molto, i miei genitori, per una vita, hanno amato e coltivato una terra aspra, hanno imparato ad ottenere ciò che essa poteva dare. La mia anima si nutre della natura, in modo più sentimentale che fisico, mi sento influenzata da ogni dettaglio o mutamento, il Lago, poi, fa la sua parte (grande), smuove spiriti atavici come nessun altro.

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Essere poeti vuol dire cercare un’immagine legata al sentimento o vedere il lato nascosto della realtà?

Credo che essere poeti significhi vedere il lato nascosto della realtà, credo che la poesia sia un dio e sia in ogni cosa.

Nella tua vita poesia e elicotteri, uno strano connubio…

Già, uno strano connubio, ma, come mi disse qualcuno, con entrambi posso volare, invece io dico, e mi diverto nel dirlo, che ho la doppia personalità: motori e poesia. A 12 anni è nata la passione per gli elicotteri, poi a 15, quando cercavo la mia strada per avvicinarmi ad essi, in prima superiore (sono perito meccanico), ho scoperto la poesia. Mi sento una persona estremamente fortunata perché nella vita amo ciò che faccio: lavoro in un’azienda di manutenzione elicotteri e la poesia vive con me, mi aiuta a comprendere e a comprendermi .

Moka e gli elicotteri

 


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