ZOMBI, STRANE STORIE DI SANTI. Intervista all’autore Arnaldo Casali

di Laura Bonelli

Vi piace l’idea di una storia dei santi in salsa horror?

Ci ha pensato il giornalista Arnaldo Casali che già dai suoi esordi mostrò una propensione a strade meno percorse dell’agiografia laureandosi in Storia medievale all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi sull’umorismo in Francesco d’Assisi.

Zombi, strane storie di santi (Graphe.it) è un saggio davvero sui generis.  Bisogna essere pronti ad esplorare  miti e  personaggi immaginari dell’oltretomba in una particolare congiunzione con la vita – morte e post morte – di figure legate al cattolicesimo. Il risultato è una lettura divertente e alternativa, in cui la storia si mischia alla leggenda e alla cultura popolare spesso chimerica e visionaria.

 

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Santi zombi? Ma come è venuta questa idea?

Qualche anno fa – mentre facevo delle ricerche su un santo omonimo di Terni – mi sono imbattuto casualmente nella storia di san Procolo di Bologna. E’ una storia singolare, perché Procolo è un santo killer e zombi: dopo aver ucciso il prefetto della città, persecutore dei cristiani, viene condannato a morte e decapitato. Poi, però si rialza, raccoglie la testa e va a seppellirsi da solo. Ci scrissi un articolo per il Festival del Medioevo e Roberto Russo di Graphe.it Edizioni, dopo averlo letto, ha avuto l’idea di fare un intero libro sull’argomento, mi ha contattato e me lo ha proposto. E’ iniziato così un viaggio attraverso le connessioni tra cristianesimo e immaginario horror in cui troviamo mummie, morti viventi e vampiri: tutti mostri creati dal cristianesimo, di cui non abbiamo traccia nelle culture pagane e nemmeno nell’ebraismo.

 

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Michelangelo Buonarroti, San Procolo (dettaglio)

 

Come mai la tradizione horror/esoterica si mischia con le vite di personalità eccellenti secondo lei?

Non si mischia tanto con la vita, quanto con la narrazione di quella vita da parte di fedeli e agiografi. Il cristianesimo ha un’irresistibile attrazione verso l’orrido e lo spaventoso. Ed è una cosa singolare, considerando che si basa sulla predicazione di un uomo che ha annunciato la “buona notizia”, la resurrezione e la vita eterna. Il punto è che il cristianesimo ha escluso la possibilità di comunicare con i morti, ma al tempo stesso ha conservato tutti i miti e le superstizioni pagane, attribuendo però a qualsiasi espressione del paranormale una manifestazione demoniaca. Insomma, Cristo ha detto che i fantasmi non esistono, ma i cristiani ci ci credono lo stesso: essendo però fantasmi, per cosi dire, illegali, abusivi, non possono che essere anime dannate, per questo fanno paura, mentre nelle religioni pagane le anime dei morti hanno una funzione oracolare senza alcuna connotazione “horror”.

 

Nelle sue ricerche quale personaggio l’ha colpito di più e perché?

Forse Cristina Mirabilis, una mistica belga che si è risvegliata durante il suo funerale e ha raccontato di aver visitato inferno e purgatorio. Poi ha iniziato ad avere comportamenti singolari, come arrampicarsi sugli alberi e sui tetti per fuggire dall’odore del peccato, frequentare delinquenti e assassini da redimere, e ritirarsi a meditare per lunghi periodi all’interno di tombe. Ma nell’agiografia dei martiri abbiamo molte figure inquietanti e al tempo stesso seducenti, come santa Cecilia.

 

Christina the Astonishing appearing in the 1630 Fasti Mariani calendar of saints - feast day July 24th front of card.

Christina the Astonishing appearing in the 1630 Fasti Mariani calendar of saints – feast day July 24th front of card.

 

Secondo lei ci sono dei riscontri anche nel nostro tempo di fenomeni così particolari?

Sicuramente la morbosità e l’interesse nei confronti di cadaveri che si muovono o si conservano miracolosamente intatti – peraltro, come quelli dei vampiri! –  è ancora molto vivo (pensiamo al clamore che ha avuto la riesumazione di padre Pio), e abbiamo santi zombi contemporanei, come Pier Giorgio Frassati, che nel 1924 si è risvegliato nella tomba.

Quello che è venuto meno, invece, è il gusto per lo splatter nelle vite dei santi: in quelle antiche troviamo di tutto: teste mozzate, corpi bolliti, fritti o arrostiti, seni e occhi esibiti come trofei dalle stesse vittime.

I santi antichi erano uomini e donne di azione, sanguigni e sanguinolenti e i loro racconti erano pieni di passione e di violenza, mentre il santo contemporaneo è una figura eterea e perbenista, intenta solo a recitare il rosario e fuggire il peccato. Probabilmente perché le agiografie antiche non avevano solo lo scopo di edificare, ma anche quel ruolo di “intrattenimento” assunto oggi dalla letteratura e dal cinema horror.

 

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Arnaldo Casali


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