LANSDALE. IN FONDO E’ UNA PALUDE DI SEBA PEZZANI. Intervista con l’ autore.

di Laura Bonelli

Musicista in primis, anche se è conosciuto soprattutto come traduttore, interprete e giornalista, Seba Pezzani ha un grande amore per gli States. Anche madre natura ha fatto la sua parte dotandolo di un timbro vocale che sembra fatto apposta per cantare il rock e il blues e le sue canzoni, che suona assieme alla band RAB4, sono di chiara ispirazione americana.

Tra i suoi libri Americrazy e Istruzioni per l’ U.S.A. in cui l’autore narra la provincia, i piccoli locali dei tour on the road di una band italiana che suona musica americana; scrittura e voce raccontano impressioni ed emozioni con grande fascino.

L’ultimo suo lavoro, edito da Perrone è LANSDALE. IN FONDO E’ UNA PALUDE, il ritratto di uno dei più famosi e provocatori romanzieri americani, Joe Lansdale, con cui Seba Pezzani è amico da tempo. Dettagli di vita quotidiana, dialoghi con lo scrittore statunitense sono uno spunto per tratteggiare un’altra America, in cui le contraddizioni e le aspirazioni della società  passano attraverso la lucida e visionaria immaginazione di Joe Lansdale.

 

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Tu ami raccontare l’America. Rispetto ai tuoi libri precedenti, questo è un viaggio un po’ diverso. Qual è il punto d’incontro tra la tua immagine degli U.S.A. e quella  che propone Lansdale nei suoi romanzi?

Ci sono tantissime cose in comune fra l’America che ho in testa e che ho visto e toccato con mano e quella che Joe racconta nei suoi libri. Anzi, è stato proprio il modo in cui lui descrive il suo Texas Orientale e, per esteso, tutta la provincia americana ad affascinarmi e a creare un terreno comune su cui impostare la nostra amicizia. Naturalmente, c’è un preponderante aspetto umano in ciò che ci lega, ma la letteratura ha svolto un ruolo non trascurabile. Non a caso, abbiamo in comune molti eroi letterari, musicali e cinematografici. Entrambi siamo appassionati di cinema western. Joe racconta storie di gente comune, non di supereroi o di personaggi di grande statura, e le incastona su ambientazioni provinciali che io trovo molto affascinanti. Dell’America non ho mai particolarmente amato le città. Preferisco decisamente lasciarmi trasportare nei paesi e nelle cittadine di provincia, magari senza seguire una mappa precisa, fermandomi in macchina quando mi capita. Le sue storie sembrano passare da luoghi che ho visto, anche se non ci sono mai stato o sono solo frutto della sua immaginazione.

 

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Joe Lansdale e Seba Pezzani

Il libro, come hai spiegato, è un ritratto, dell’uomo e dell’artista. Quali sono gli aspetti che ti hanno colpito della sua vita privata e quali del suo metodo di lavoro?

Joe è un uomo estremamente semplice ma al tempo stesso di grandi letture. Ha un passato di bracciante, con lavoretti vari finché non è stato in grado di fare della scrittura la sua professione. E’ un uomo di grandissima umanità ed empatia, uno sempre pronto ad abbracciarti (dice che gli italiani gli sono sempre parsi vicini alla gente del Texas Orientale in cui vive perché, a differenza di molti altri statunitensi, sono propensi ad abbracciarsi, a scambiarsi effusioni), a lasciarsi andare a una battuta, a donarti il suo tempo senza secondi fini. Ha il fisico del contadino e il cervello dell’uomo di lettere classico. Scrive sempre, ovunque si trovi. Anche quando è in viaggio. Scrive solo tre, massimo quattro ore al giorno, perché dice che è in quel breve frangente che dà il meglio. Talvolta, scrive anche tutto il giorno, ma è raro. Lo fa al mattino, con la prima tazza fumante di caffè accanto a sé, sulla sua scrivania al piano di sopra oppure sul tavolo del salone al piano di sotto della sua casa, in una radura, in un bosco impenetrabile, proprio come quelli che descrive nei suoi libri. Non pianifica i suoi libri e si lascia trasportare dal momento. Solo di quando in quando mette qualcosa di più razionale nel processo, ma solitamente si lascia andare sull’onda dell’emozione. Mi ricordo di avergli sentito dire che uno dei suoi romanzi più riusciti, “Freddo a luglio” (da cui è stato tratto un bel film con Michael C. Hall, Don Johnson e Sam Shepard) se lo è immaginato in sogno. Si è svegliato di soprassalto e si è annotato alcune cose e, l’indomani mattina, aveva tutta la storia in testa.

Per scrivere questo libro hai passato una settimana a casa Lansdale. Ma la tua amicizia si estende anche a sua figlia Kasey, con la quale hai più volte suonato sia in Italia che negli States…

La famiglia Lansdale e io ci conosciamo dal 2003 e siamo immediatamente diventati amici. Ma proprio amici. Ogni tanto, lui mi chiama “My little brother”… Sua figlia Kasey, che da qualche anno vive a Los Angeles, è a sua volta una cantante e anche quello è uno degli elementi che ho in comune con i Lansdale. Per questo, io e i RAB4, la mia band, abbiamo tenuto tanti concerti accompagnandola, tanto in Italia quanto negli USA.

 

Joe, Kasey & Seba

Seba Pezzani, Kasey e Joe Lansdale

Che opinione hai delle tematiche che Lansdale sceglie per raccontare l’uomo e la società?

Adoro i temi portanti di buona parte dei romanzi di Joe. Devo premettere che preferisco i suoi romanzi storici e classici, quelli in larga parte ambientati negli anni della Grande Depressione, a quelli più spiccatamente horror o completamente fuori di testa, anche se la serie del “Drive-In”, che in qualche modo lo ha lanciato, è geniale. Preferisco quei romanzi anche alla fortunata serie di Hap & Leonard, i suoi stravaganti investigatori privati, proprio perché le altre storie hanno un respiro più ampio, un piglio più classico. I temi sono quasi invariabilmente il razzismo, la forza soverchiante della natura, la violenza insita nella società degli uomini, il bullismo, il rapporto uomo-cane (Nicky è il suo adorato pitbull), il destino a suo dire segnato per un’umanità votata all’autodistruzione. Come dice spesso, “Mi piacciono gli esseri umani. L’umanità non tanto.”

 

The UNC Gang

Nella foto assieme a Seba Pezzani, Joe e Kasey Lansdale anche lo scrittore Jeffery Deaver

 


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