FABIO ARMILIATO: LA VOCE. IL TALENTO E LA PASSIONE DI UNO DEI PIÙ CELEBRI TENORI DEL PANORAMA LIRICO INTERNAZIONALE

di Laura Bonelli

È una delle voci più espressive ed emozionanti del panorama internazionale del canto lirico. Fabio Armiliato ha alle spalle una carriera d’ incanti nei maggiori teatri di tutto il mondo. Un artista eccellente con la passione per il calcio e che ha debuttato come attore diretto da Woody Allen. In attesa di vederlo presto a Parma gli abbiamo fatto qualche domanda sulla sua carriera eccezionale.

Armiliato-La Forza del Destino-Vienna-2010©Michael PöhnQuando è nato il suo amore per la lirica?
Fin da piccolo, grazie a mio papà e al suo amore per l’opera e per la voce di Tenore: ascoltavo Beniamino Gigli nei dischi che avevamo a casa e mi innamoravo del suo canto e della bellezza del suo modo di cantare. Sognavo di poter cantare anch’io e riempivo le giornate fantasticando di poter magari un giorno anche scrivere un’opera lirica nuova…Il teatro possiede un fascino straordinario e io credo moltissimo nell’aspetto educativo della musica e del teatro: per me è una passione che è cresciuta, che mi ha disciplinato e posso dire che ha dato veramente un senso alla mia vita.

Fabio Armiliato, tenore dalla linea melodica e romantica, affronta nella sua maturità vocale ruoli di opere veriste come “I Pagliacci” alla Reggia di Colorno. Quali le difficoltà di questo ruolo?
Il ruolo di Canio è uno di quelli che andrebbe affrontato proprio nella maturità artistica. Dico “andrebbe” perché purtroppo oggi sono saltati tutti gli schemi e i parametri riguardanti la vocalità e la prudenza nella scelta del repertorio: ne è testimonianza il sempre crescente numero di giovani talenti che non riescono ad arrivare proprio a quella “maturità artistica” facendo i passi correttamente, con cautela e con rispetto per se stessi e per il pubblico, oltre che per gli autori che interpretano. Canio è un uomo che ha un carico di moltissime responsabilità in quanto è il “capo comico” di una compagnia viaggiante: un uomo segnato dai problemi di una vita difficile e che sposa una donna probabilmente troppo giovane. Un uomo “violento, ma buono” come dice nella stessa opera il personaggio di Peppe (Arlecchino) alla fine del primo atto.
La vocalità di Canio è basata sul declamato, con alcune frasi liriche piene di “pathos e commozione”, come nell’arioso “Vesti la Giubba” o nella parte centrale di “No Pagliaccio non son”…e l’opera termina con un finale intenso, violento e drammatico.

Ho letto che Zeffirelli le diceva che lei era quasi sprecato in un ruolo a causa dell’eleganza della sua figura…. Com’è dunque il suo Canio?
Ho una lettera scritta dal grande regista recentemente scomparso, in cui mi esprimeva proprio questo concetto, basato sulla sua idea personale del ruolo di Canio e in cui intesseva elogi per le mie doti vocali e per la mia personalità da lui stesso definita “elegante e raffinata”. Rispettai quella sua opinione e abbandonai a quel tempo la sterile e inutile polemica, ma io credo che un artista deve sapersi trasformare sulla scena e può sempre creare, attraverso proprio il lavoro e la collaborazione col regista, personaggi credibili e drammaticamente efficaci, a prescindere dalla propria personalità. Il mio Canio sarà quindi proprio un omaggio a Franco Zeffirelli, dal quale ho imparato tantissimo nelle molte occasioni in cui abbiamo avuto modo di collaborare e interpretando le sue indimenticabili produzioni.

Fabio Armiliato_Foto RAI

Da quanti anni non torna a Parma (intento in teatro, in opera)? E soprattutto quanto le è costato il distacco artistico, oltre che personale, da Daniela Dessì con la quale per vent’anni siete stati una delle coppie più rilevanti del panorama del bel canto?
Ho debuttato a Parma con UN BALLO IN MASCHERA nel 1989 e ho partecipato all’apertura della stagione 1995 in BOHÉME con Mirella Freni; poi MANON LESCAUTi e molte recite di opere verdiane: AIDA, SIMON BOCCANEGRA e I VESPRI SICILIANI: proprio queste quattro ultime produzioni le ho cantate con Daniela Dessì…parlare di Daniela si rinnova sempre il dolore per la sua perdita e il ricordo degli splendi sedici anni di vita insieme: abbiamo dato vita insieme a moltissime grandi coppie della lirica in un percorso che ha unito nel 2000 due carriere consolidate già da vent’anni di successi in tutto il mondo: non per nulla ci eravamo incontrati a New York, interpretando proprio una produzione di Franco Zeffirelli; io ero Turiddu in CAVALLERIA RUSTICANA e Daniela era Nedda nei PAGLIACCI. Viaggiavamo col MET verso il Giappone e siamo stati amici per quasi tre anni prima di scoprire che tra di noi stava nascendo qualcosa di più. Abbiamo cantato insieme quasi 400 recite tra concerti e opere, moltissime documentate in CD e DVD.. Un bel pezzo di storia dell’opera dei nostri tempi a cavallo dei due secoli.

Quanto incide l’interpretazione del personaggio oltre alle doti vocali?
Per me l’interpretazione è fondamentale…per un certo tipo di repertorio direi anche vitale, per rendere il dramma credibile e comprensibile al pubblico. L’opera è “Teatro in Musica” e quindi fare teatro vuol dire interpretare dei personaggi, dandogli, come ho detto in precedenza, una propria personale cifra interpretativa: questo fa dell’artista un interprete credibile. La voce è quindi sempre al servizio della parola e del gesto, per dare il massimo risalto alle creazioni geniali dei grandi maestri del melodramma.

Lei è stato attore oltre che cantante…addirittura in un film con Woody Allen dal titolo “To Rome with love”, perciò ha affinato doti attoriali a 360 gradi che l’hanno aiutata anche sul palcoscenico d’opera?
Un’esperienza straordinaria…unica…incredibile: a volte non mi sembra vero di aver partecipato ad un film di uno di più grandi registi di hollywood e di aver riscosso in quell’esperienza un successo davvero unanime di pubblico e di critica. Il mio episodio in quel film è diventato un “cult” nella storia del cinema…ed è quello che tutti gli spettatori ricordano come il momento davvero geniale del film. La lezione di quell’esperienza e del grande regista Woody Allen me la porto con me e mi ha fatto crescere tantissimo. Un grandissimo regalo che mi ha dato anche una popolarità enorme non solo tra gli amanti dell’opera ma anche tra il pubblico di tutto il mondo!

Adriana Lecouvreur-Palermo-2009

Ad un certo punto della sua carriera ha accostato il Tango all’Opera ideando il recital “Recitar CanTango”, quale la motivazione?

Si…ho sentito il bisogno, soprattutto in un momento assai delicato della mia vita personale ed artistica, di creare qualcosa di personale. Il Film di Woody Allen stava accrescendo la mia popolarità e ho provato a far capire quanto l’opera lirica italiana sia presente e importante in tutto il mondo: un vero vanto italiano e il fiore all’occhiello della nostra cultura musicale. Ho partecipato su questo argomento al seminario degli “Stati Generali della Lingua Italiana” proprio sul rapporto “Opera e Linguaggio” scoprendo che nel mondo ancora oggi si parla l’italiano più per il contributo dell’opera lirica che per tutte le altre forme di esportazione del “made in Italy” come la cucina, la moda, la tecnologia automobilistica…etc etc Ho scoperto, attraverso questa ricerca che anche il TANGO o meglio la “Canzone del Tango” deve il suo sviluppo e la sua crescita grazie alla componente del “belcanto” che ha influenzato alle origini questo magnifico genere musicale: Carlos Gardel, il mito del Tango, voleva diventare cantante lirico e prese lezioni di canto anche con molti dei più famosi cantanti dell’epoca che si esibivano al teatro Colon di Buenos Aires: tra questi Enrico Caruso, Titta Ruffo e soprattutto Tito Schipa, che scrisse anche alcune Canzoni del Tango che riscossero grande successo in Argentina. Da questa idea è nato “RecitaL CanTANGO: Opera e Tango”, uno spettacolo articolato in cui si riscoprono queste radici italiane del Tango, con grande rispetto verso la tradizione argentina, ma con una documentata analisi divertente ed istruttiva nello stesso tempo, che mi è valsa una standing ovation al teatro MAIPO nella “capitale del Tango” e un riconoscimento da parte dell’Accademia Nacional del Tango di Buenos Aires. Un bella soddisfazione per un progetto a cui tengo moltissimo!

Il 22 luglio al Castello-Villa Sforza Fogliani di Alseno terrà un concerto dal titolo: “Un vita incanto”, è un titolo assai esplicativo… sembra essere l’anticipazione di un bilancio della sua vita, artistica o personale?
Sto scrivendo da tempo una autobiografia che è anche un modo divertente per fissare sulla carta episodi e aneddoti importanti della mia vita personale e artistica…Si intitolerà proprio “Una Vita InCANTO”…ma non vuol essere un “bilancio di una vita”, ma un modo di condividere tante cose col pubblico che da tantissimi anni mi segue, ma anche per far capire ai giovani quante cose e quanti sacrifici si debbono fare per provare a coronare un sogno. Posso su questo dire con grande serenità che ho potuto intraprendere la mia carriera sempre facendo forza su me stesso, sul mio talento e ottenendo sempre conferme attraverso la qualità del mio lavoro e soprattutto senza mai dover scendere a compromessi o accettare condizionamenti esterni o pericolose scorciatoie… Ho sempre creduto nel riconoscimento del valore e ho sempre rivendicato la mia autonomia artistica e personale attraverso scelte importanti, tanta pazienza e contando sempre sul sostegno di tante persone che hanno creduto in me, soprattutto da parte dalla mia famiglia e delle persone con cui ho condiviso affetti e rapporti importanti sia di lavoro che di amicizia sincera.

Ma oltre al canto c’è un’altra sua grande passione: il calcio. (Fa parte della nazionale cantanti, e quindi impegnato anche nel sociale)
Il Calcio è un’altra passione grande…ho visto la prima partita della SAMPDORIA (la mia squadra del cuore) a sei anni e sono sempre un grande tifoso della mia squadra. Ho giocato a calcio e ho indossato le scarpette anche oltre l’età cosiddetta “agonistica” con la Nazionale Italiana Cantanti, con cui mantengo sempre un forte legame e con la quale ho condiviso da subito l’aspetto importantissimo della solidarietà verso le persone che hanno bisogno di aiuto e di sostegno. Sono anche presidente della Fondazione Daniela Dessì che parla di PREVENZIONE e i due GALA realizzati a Brescia e Genova e trasmessi da RAI5 sono stata la testimonianza di questo importantissimo messaggio: la musica, l’arte, lo sport, la letteratura e la CULTURA in generale come miglior medicina per la PREVENZIONE del malessere che è spesso la causa principale di moltissime patologie. Noi artisti possiamo dare con forza questo segnale, affinché la cultura, termine da tempo un pò abusato e svuotato purtroppo anche di contenuti, venga riproposta come il cardine di un nuovo rinascimento del nostro Paese. Sono anche orgogliosamente “Ambasciatore di Genova nel Mondo” e questo impegno per Genova, una Terra splendida e ricchissima proprio di cultura e di valori, mi vede partecipe e divulgatore, in un momento dove la mia città si sta risollevando a quasi un anno dalla tragedia del Ponte Morandi: una tragedia che non doveva accadere e che ha scosso profondamente tutto il Mondo. Quindi: Viva Genova e la sua Rinascita!

Cosa consiglia ai giovani cantanti di oggi?
Pazienza, studio, coerenza e passione: sembra che oggi si abbia troppa fretta di arrivare e di voler bruciare le tappe. Questo purtroppo esiste naturalmente e istintivamente nei giovani, ma la responsabilità maggiore è purtroppo di chi li consiglia, di chi non li fa crescere e quindi anche di chi li scrittura in modo errato: sembrano tutti non tenere più conto dei rischi in cui può incorrere un giovane talento cantando un repertorio sbagliato, oppure cantandolo anche in un teatro sbagliato. Io sono cresciuto col MITO dei grandi teatri…oggi i grandi teatri invece fanno debuttare giovani inesperti, acerbi e magari dimenticandoli poi subito, appena subentrano le prime inevitabili difficoltà. Un gioco al massacro che sta rovinando il teatro d’opera. Il Mondo dell’Opera vive al confine tra quello che si definisce oggi come “Show Business” (il Mondo dello Spettacolo più in generale) e il mondo della conservazione dei “Capolavori dell’arte” di tutti i tempi…stiamo sbagliando qualcosa perché si pensa forse troppo all’uso personale e allo sfruttamento personale dell’Arte che rappresentiamo, invece che della sua valorizzazione e del pensare che dovremo passarla integra e arricchita di valori ai nostri figli perché la stessa possa avere un futuro. Forse siamo ancora in tempo a salvare questo inestimabile patrimonio che ha raggiunto quasi i quattrocento anni di vita: non posso pensare che oggi la poca lungimiranza e la speculazione di pochi, possa mettere a repentaglio un valore inestimabile come il Teatro in Musica e i suoi grandi valori Artistici ed Educativi!

I suoi obiettivi futuri?
Credo che nella risposta precedente ho sintetizzato tutto: mi piacerebbe dare sempre un buon esempio, qualcosa che possa far riprendere nei giovani quella voglia di rispetto di cui loro stessi hanno tanto bisogno. Io ricordo il timore reverenziale che avevo all’inizio della mia carriera verso tutti coloro che avevano realizzato una carriera artistica importante…e ricordo il rispetto che incitavano nel pubblico e in tutti gli appassionati. Il rispetto è frutto della qualità del lavoro e della durata nel tempo di quelle qualità, attraverso la professionalità. Solo questo può far rinascere l’amore duraturo e crescente del pubblico verso gli Artisti e la qualità delle rappresentazioni teatrali.

 

Fabio Armiliato© Fidelio Artist - Antoni BERNAD

 


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...